A tutte le lettrici...

Care amiche, come sapete in questo blog pubblico quasi esclusivamente i miei lavori, fornendo, per quelli di mia creazione, anche gli schemi e le istruzioni per la realizzazione.
Tutto il materiale è liberamente scaricabile (del resto è qui per questo), vi prego però, qualora doveste ripubblicare in tutto o in parte i miei lavori sul web (in altri blog, siti o forum), di voler cortesemente inserire il link di provenienza.
Grazie, con amicizia Katy.

Lettori fissi



Gli schemi che trovate a corredo dei miei modelli
sono realizzati grazie a questo programma.


Pensieri e parole...sfoghi di una mamma!






UN UOMO AL SUPERMERCATO

Da qualche giorno sto leggendo il libro "Notti in bianco baci a colazione" di Matteo Bussola (che ancora non ho capito se si pronunci Bùssola, come lo strumento che ti dice dove andare o Bussòla). Un libro spassosissimo, ma anche molto profondo che prende spunto da piccole vicende famigliari in cui ciascuno di noi può riconoscersi e che, tra l'altro, ti fa capire che in fondo è normale avere pile di panni da stirare, piatti nel lavandino, disordine un po' in ogni stanza e il bagno non proprio pulitissimo. Unica differenza tra il menage familiare dell'autore e il nostro? In casa Bussola è lui che si occupa di gran parte delle incombenze domestiche, spesa compresa, perché lavora da casa.
Stavo giusto leggendo un episodio che racconta di un'avventura all'hard discount quando il maritino mi annuncia di dover andare ad Orvieto.
Mi sono improvvisamente ricordata che avevamo da spendere, entro la fine del mese, alcuni buoni acquisto che un supermercato ci aveva regalato a Natale per dei giocattoli. Siccome non è che noi andiamo proprio tutti, tutti i giorni ad Orvieto, galvanizzata dalle mie letture, ho buttato lì:
"Senti...visto che fai il viaggio, sarebbe sciocco non utilizzare quei buoni sconto di Natale...tra l'altro è l'ultima occasione che poi scadono...non è che approfitteresti per fare un po' di spesa...ti segno quattro o cinque cose che ci servono...poi vedi te...tanto lo sai cosa consumiamo a casa...prendi un po' di pasta...che ne so... un po' di frutta...i biscotti...insomma vedi un po' te...sarai pur in grado di fare un po' di spesa no?"
L'ho visto poco convinto in realtà, ma non ha protestato più di tanto...allora ho ripreso:
"Casomai quando sei lì se mi viene in mente qualche altra cosa ci sentiamo", tanto per tranquillizzarlo.
Così ho fatto il biglietto e ho segnato:

ACCENDIFUOCO
CHINOTTO
(unica bibita gassata che mi concedo perché aiuta la mia difficoltà di digestione, ma solo se di marche non commerciali perché le trovo stucchevolmente dolci)
BURRO
PANE ANNA VITTORIA
(che si ostina a voler mangiare solo pane in cassetta)
ACTIMEL
(unica fonte di proteine regolarmente assunta da nostro figlio al ritmo di 3 bottigliette al giorno)
BICCHIERI DI PLASTICA

Dopo circa un'oretta e mezza che era partito squilla il telefono:
"Senti...sono al supermercato...non è che citofoneresti alla Clara (n.d.r. mia suocera) per sentire se le serve qualche cosa?"
Passo la chiamata di sopra.
Lo richiamo io dopo circa mezz'ora perché mi sono ricordata che mi serviva l'olio per friggere...tutto tranquillo.
Dopo un'altra oretta è di ritorno a casa.
Ha portato con sé il seguente bottino:
4 bottiglie di passata di pomodoro in offerta ma NIENTE pasta, 2 confezioni di Buondì motta al doppiocioccolato in offerta prendi 2 paghi 1 (ha dichiarato tutto fiero che erano le ultime due rimaste), 2 pacchetti di biscotti Ringo al cioccolato, 6 yogurt: 3 coi pezzi di frutta (che io odio e che lui non mangia) e 3 alla stracciatella, l'actimel  (una sola confezione perché costava tanto), 4 mele melinda confezionate, una rete di mandarini di fine stagione giunti anche a fine vita, burro "parmareggio" confezionato in minipacchettini da 5 gr l'uno ("ho pensato che era più comodo per cucinare...se non va bene lo porto alla Clara" - sì e io poi il dolce con che lo fo'...va be'), una bottiglia da un litro e mezzo di CHIN8 (sic!), patate (e queste ok!), un vassoietto di zucca gialla già porzionata, un sacchettino di carotine baby per la piccoletta e il pane in cassetta (almeno ai figli c'ha pensato)...ah...i bicchieri e l'olio per friggere che avevo chiesto al volo.
Esce fuori sul pianerottolo dove ha appoggiato alcune cose e mi dice:
"Senti che l'accendifuoco ti serve?...se no lo porto alla Clara!"
Va be'...


MASTER PER DIVENTARE UNA MAMMA TRADIZIONALE


Recentemente ho scoperto questo spassosissimo blog.
Mi sto divertendo a leggere i vari post che trattano soprattutto argomenti di vita familiare.
Questo mi è piaciuto in particolar modo e vi consiglio caldamente di leggerlo.

In particolare il paragrafo "CORSO PER IL LANCIO DELLA CIABATTA CON EFFETTO"
mi ha riportato alla mente un episodio spassoso al quale ho assistito da adolescente: ero seduta a chiacchiere con una mia amica lungo il muretto che circonda la piccola piazza del mio paese. Più in là, abbastanza lontane da noi da non sentire i rispettivi discorsi, erano sedute una signora tedesca che aveva preso in affidamento una bambina proveniente da una situazione familiare “problematica”, la bambina stessa e l’assistente sociale di riferimento. Ad un certo punto dall’arco d’ingresso alla piazza si vede sfrecciare, diretto verso il vicolo di fronte, un ragazzino seguito da una ciabatta volante (si avete capito bene)…dietro, a poca distanza, la madre di origine partenopea che, arrancando con un piede scalzo e non curante della nostra presenza, si china a raccogliere la ciabatta gridando dietro al ragazzino: “Weee disgrazià!!! Fatt’ pija sott’ du camion!!!” (che credo volesse dire “Oh disgraziato! Che ti possa investire un camion!”): lancia di nuovo la ciabatta e prosegue nel suo traballante inseguimento….non so cosa avesse combinato il ragazzino ma mi sono sempre chiesta cosa avrà pensato l’assistente sociale…

PIOVE (COCA COLA) SUL BAGNATO!



Nello sfogo precedente mi ero lamentata del disordine che si ostina a regnare sovrano sul mio appartamento e della difficoltà che trovo nel fare le pulizie (anche quelle basilari) dovendo continuamente destregiarmi nello schivare i giocattoli lanciati in giro dalla piccolina. Mi sono altresì “velatamente” lamentata della poca solidarietà di mia suocera a riguardo...
bene, dopo 2 o 3 giorni credo di aver scontato la piccola cattiveria.
A dire il vero mi capita spesso di scontare piccole cattiverie...una volta ho ignorato con nonchalance la suora di colore della casa per anziani che faceva l'autostop perché andavo di corsa e temevo di perdere il treno...bene il resto della giornata (credo per volontà divina) è stato decisamente difficoltoso (per usare un eufemismo).
Nell'ordine:
sbagliando clamorosamente le previsioni del tempo ho indossato scarpe chiuse senza calze per la prima volta dopo mesi. Risultato: grosse e dolorosissime vesciche sui calcagni.
Per cercare di deambulare dignitosamente (mi faccio a piedi una camminata di circa 1 km dalla stazione del treno all'ufficio) mi sono fermata alla prima farmacia e ho acquistato dei cerotti. Li ho pagati quasi 5 euro. Ho pensato “almeno saranno buoni”. Non potendoli certo indossare in farmacia ho dovuto continuare il tragitto fino all'ufficio e quindi una volta lì attaccare finalmente i cerotti sopra le orribile vesciche. In ufficio naturalmente ho avuto la giornata più movimentata del mese e ho scoperto di dovermi recare in banca ben 2 volte in una giornata e naturalmente in 2 banche diverse di cui la seconda vicino alla stazione dalla quale ero faticosamente venuta. Forte dei miei costosissimi cerotti, sono scesa nel primo istituto di credito. Ho scoperto con orrore che se facevo più di 10 passi di fila il caldo e l'attrito con le scarpe staccavano il cerotto!!! Sono così risalita in ufficio a cambiare la “medicazione”. Sono scesa di nuovo in banca controllando attentamente che i cerotti fossero ancora al loro posto. Fortunatamente i costosi listelli di pura plastica hanno sopportato la discesa dalle scale, i 4 passi fino alla porta della banca e parte della fila allo sportello. All'uscita, nella porta di sicurezza, mi sono accorta di averne perso uno (speriamo che non se ne sia accorto nessuno di quelli che erano in fila dietro di me!) mentre l'altro penzolava elegantemente dalla scarpa. Tornata in ufficio ho cambiato nuovamente i cerotti e ho cercato di stare il più ferma possibile fino all'orario di uscita, strisciando i piedi quando dovevo spostarmi (fortuna che di solito sono sola!!). Seconda tappa verso la banca più lontana. Durante il tragitto (avevo messo un altro paio di cerotti nuovi appena prima di uscire) avrò rimesso a posto i maledetti cosi di plastica almeno 40 volte...non solo per un fatto estetico ma anche per oggettiva difficoltà a camminare normalmente...naturalmente arrivata davanti alla porta della banca i maledetti erano ridotti in maniera pietosa. Ho anche pensato di cambiarmeli ancora con mossa fulminea dentro la porta di sicurezza ma ho scartato al volo l'idea...troppo difficile non essere beccata e francamente troppo imbarazzante nonostante il dolore. Alla fine ho optato per un'ultima aggiustatina al volo e sono entrata nell'istituto. Questa volta non ho perso nessun feticcio ma vi assicuro che i cosi che avevo ancora appiccicati ai piedi non servivano assolutamente più a nulla. Con i calcagni ridotti in brandelli ho penosamente strascicato i piedi fino alla stazione e qui, approfittando del fatto che la sala d'attesa fosse incredibilmente deserta (fatta eccezione per uno strano tipo del cui giudizio sinceramente non me ne fregava una cippa lippa) ho discretamente cambiato nuovamente i cerotti (erano l'ultima coppia). Alla fine sono riuscita ad arrivare a casa ma ho dovuto pregare Iddio che nei giorni successivi facesse tempo bello perché decisamente non avrei potuto indossare scarpe che non fossero semplici infradito per almeno un mese!
Bene, dopo questa lunga premessa volete sapere come l'ho scontata questa volta? Diciamo che sempre di scarpe si tratta...insomma sono entrata in casa con una bracciata di legna per la stufa: per non dover andare un'altra volta, diciamo che ne avevo caricata un bel po'...praticamente non vedevo dove andavo. Passando davanti al piano della cucina ho urtato col gomito una bottiglia di Coca Cola che, come è mia abitudine, non avevo chiuso del tutto (perché perdere uno o due secondi di tempo preziosi e avvitare tutto il tappo?). La maledetta, una volta a terra, ha cominciato a girare all'impazzata sul pavimento spinta dal getto a pressione che fuoriusciva dal tappo rimasto in parte al suo posto, senza che io potessi nulla per fermarla (ero carica di legna ricordate?), spruzzando come un idrante liquido scuro tutt'intorno: sulla cucina, sul termosifone, sul muro e naturalmente sui miei adorati, caldi e comodi stivali di camoscio beige (ora“suede” per i modaioli più fashion). E pensare che proprio il giorno prima mi ero lamentata con mia cugina “a me le scarpe durano tantissimo...non riesco proprio a rovinarle...”

A presto!


GIOCATTOLI E RIPOSTIGLI



A volte mi chiedo se è normale che la nostra casa sembri sempre un negozio di giocattoli dopo l’esplosione di un ordigno bellico. Eppure avevamo preso tutte le precauzioni del caso... memori della valanga di balocchi che aveva invaso il nostro piccolo appartamento dopo la nascita del primogenito, quando è nata Anna Vittoria  io e il mio adorato consorte ci siamo ripromessi di non ricascarci e di “riciclare” il più possibile i giocattoli di Lory: abbiamo pregato quindi educatamente parenti e amici di non regalare alla bimba giocattoli ingombranti e personalmente abbiamo cercato di contenerci e le abbiamo comperato solo qualche animaletto di gomma da bagno, 1 o 2 peluche (tra i quali l’immancabile gattina capocciona),  1 pallina, due bamboline e rispettivamente per il primo Natale e il primo compleanno, Topolino che si scompiscia dal ridere e l’orsetto Pooh che vuole che gli si dia la manina per poi trascinarti nel tunnel della dipendenza dai vasetti di miele. Penserete “che crudeltà povera bimba…vivere degli avanzi di gioco del fratello maggiore” ma cercate di capire la nostra situazione: in cinque anni non siamo riusciti a buttare nessuno dei giochi “smessi” di Lorenzo perché lui NON LI ROMPE. I suoi giocattoli da zero a 4 anni sono tutti NUOVI e perfettamente funzionanti. Certo, la mia bimba è diventata un’appassionata di Handy Manny di cui possiede, per averli legittimamente ereditati dal fratellino, nell’ordine: una cassetta degli attrezzi con attrezzi ballerini inclusi, un camioncino-banco da lavoro con tanto di oggetti da aggiustare, un banco da lavoro completo con altro set di attrezzi nonché una miniatura dell’aggiustatutto in persona con ulteriore set di attrezzi a misura. A mia discolpa posso dire però che la bimbetta gioca altrettanto volentieri con i libricini, le bamboline (alla fine ne ha 4 comprese quelle regalate) e con i vari peluche (possediamo anche un trio di orsi: quello Bruno, quello Medio e quello Bianco) ai quali fa fare diligentemente la “ninna” e dà da mangiare imboccandoli con il cucchiaino. Non credo quindi di aver minato le basi della sua femminilità lasciandola giocare con le automobiline di ferro ormai snobbate dal fratello che da tempo si è dedicato alle scienze, all’astronomia e alla mineralogia. Fatto sta che, nonostante le precauzioni adottate, la mia casa è comunque invasa dai giocattoli…li trovo ovunque: sopra e sotto il letto, nella vasca da bagno, sotto il tavolo, tra le zampe della credenza in cucina e persino…nel water…si avete capito bene: recentemente uno dei peluche (per precisione l’orso bianco del trio di orsi Bruno-Medio-Bianco) è finito nel cesso (passatemi il termine) con conseguente e doverosa centrifuga e successivo passaggio in asciugatrice.
Il posto preferito per l’annidamento dei giochi, soprattutto di quelli piccoli, risulta essere però l’angusto spazio sotto il ripiano del tavolinetto del salotto. Lì, quando la giornata è buona, puoi trovare di tutto: costruzioni morbidose, libricini, palline, nonché l’intero reparto frutta e verdura del supermercato giocattolo. Ora, anche se è vero che quando Lorenzo era piccolo la situazione era migliore perché col padre eravamo “ligi al dovere” e mettevamo pazientemente in ordine tutte le sere i giocattoli lasciati in giro, mentre con la seconda spesso lasciamo perdere e rinunciamo proprio a starle dietro, bisogna dire che la piccoletta ha un ritmo di “disordinazione” incredibile che sfiancherebbe anche Mary Poppins: Anna Vittoria mette in disordine metodicamente, meticolosamente e fulmineamente, per il solo gusto di mettere in disordine. Non è che cerchi questo o quel gioco, semplicemente tira tutto fuori e poi lascia tutto li. Questo suo modo di fare alimenta il nostro lassismo che non aiuta certo la crociata dell’ordine e devo ammettere che a volte, presa dallo sconforto, mi rassegno a passare scopa e mocio dribblando diligentemente bambole, orsi, mucche e cavalli lasciati a gambe all’aria.
L’altro giorno però mi è venuta in aiuto mia suocera…mi ha detto “senti, nel magazzinetto (così chiama lo stipatissimo ripostiglio che le invidio da matti e che noi non abbiamo perché al suo posto c’è un inutilissimo corridoio comune)…nel magazzinetto (dicevamo) ci sono tutti quei giochi che Lorenzo non usa più…perché non li porti di sotto così ci gioca l’Anna Vittoria”. Eh già che ci stanno a fare tutti quei giochi ordinatamente stipati negli scaffali dell’invidiato magazzinetto? Portiamoli di sotto!



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